GENERALE

 

Perché si raccolgono le firme?

Raccogliamo le firme (almeno 500mila) per far sì che venga indetto un referendum ridando finalmente la parola ai cittadini su una serie di temi strategici e che interessano tutti: istruzione, salute, ambiente. Le raccogliamo inoltre su una petizione che ribadisca il risultato del referendum sullacqua del 2011 (disatteso dal Governo).

 

Quando ci saranno i referendum?

I referendum si celebreranno nel corso della primavera del 2017.

 

 

PER UNA SCUOLA DI TUTTI E PER TUTTI

 

Cosa vogliamo cambiare con il quesito sullo School Bonus?

Vogliamo cancellare i finanziamenti dei privati alle singole scuole, che rischiano di accrescere le disuguaglianze tra le stesse. Vogliamo che i finanziamenti non siano più riservati alle singole scuole, ma all’intero sistema scolastico. Non possiamo accettare che si accresca la divisione tra scuole di serie A e scuole di serie B e vogliamo una scuola pubblica gratuita e di qualità per tutte e tutti, perché ne va del futuro del Paese.

 

Cosa vogliamo cambiare con il quesito sul dirigente scolastico?

Chiediamo di abrogare la possibilità che oggi ha il dirigente scolastico di scegliere, confermare o mandar via dopo tre anni i docenti. Abrogando gli articoli su questo tema vogliamo che l’assegnazione dei docenti alle scuole avvenga con criteri oggettivi e senza il ricatto della scadenza, eliminando il rischio di gestione clientelare delle assegnazioni, e di limitazione della libertà d’insegnamento.

 

Cosa vogliamo cambiare con il quesito sullalternanza scuola-lavoro?

Vogliamo abrogare la possibilità del dirigente scolastico di attribuire dei premi ai docenti, ripristinando le funzioni precedenti del comitato di valutazione secondo il T.U. (Dl 297/94). Con labrogazione si rifiuta in toto l’idea della premialità come prerogativa unicamente del dirigente e di una valutazione ad personam che non farebbe altro che aumentare arbitri, alimentare divisioni all’interno della scuola, mortificare la professionalità di tanti, sottoporre l’azione dei docenti a criteri pseudo manageriali di produttività. Ma – soprattutto – si rifiuta di subordinare il principio costituzionale della libertà di insegnamento (garanzia per la collettività) all’acquiescenza ai desideri, al pensiero, alla volontà di uno o più specifici valutatori.

 

Cosa vogliamo cambiare con il quesito sul comitato di valutazione?

Vogliamo abrogare l’obbligo di 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnico-professionali, lasciando le scuole libere di organizzare tali attività come hanno sempre fatto, al fine di impedire che gli studenti possano affrontare, come già stiamo rilevando, dei percorsi di alternanza dequalificati, senza reali tutele, non attinenti al percorso di studi e soprattutto eccessivamente invasivi per l’assurdità delle ore imposte.

 

 

 

ACQUA E BENI COMUNI

 

Perché una petizione popolare sullacqua?

 

  • Per chiedere di riconoscere il risultato dellesito referendario sullacqua e sui servizi pubblici locali del giugno 2011, ritirando il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale e il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (decreti attuativi della delega artt. 18 e 19 della Legge n. 124/2015) ;

 

  • Per chiedere di approvare la proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, nel testo depositato alla Camera dei Deputati il 20 marzo 2014;

 

  • Per chiedere di avviare la discussione parlamentare per linserimento del diritto allacqua nella Costituzione.

 

Infatti, ad oggi, non solo l’esito del referendum vinto nel 2011 non è stato applicato, ma assistiamo ad una nuova spinta alla privatizzazione dell’acqua, attraverso il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica e il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale (decreto Madia) che prevede l’obbligatorietà della gestione attraverso società per azioni e reintroduce nella tariffa “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal referendum 2011.

 

Che effetti avrà?

La petizione popolare verrà inoltrata alle Camere, come parte di una campagna nazionale per il ritiro del decreto Madia, che prevede la mobilitazione in tutti i territori e iniziative giuridiche per la dichiarazione di incostituzionalità del provvedimento.

 

Qual è il modello che vogliamo?

Come già deciso con il referendum del 2011, vogliamo il riconoscimento dell’acqua come bene comune e una gestione del servizio idrico pubblica e partecipata dalle comunità locali.

 

Perché una petizione popolare e non un referendum?

Perché il decreto Madia “Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale” attuativo della legge n. 124/2015 prevede labrogazione di tutte le norme precedenti in materia di servizi pubblici. Allo stato attuale non è possibile sottoporre a referendum tale decreto poiché entrerà in vigore intorno alla metà di giugno.